Scuola del legame sociale

D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda

Italo Calvino

Il CSV provinciale di Padova e il CSV di Treviso propongono la “Scuola del legame sociale – laboratorio per costruire città felici“, primo percorso formativo e culturale in Italia sul significato contemporaneo della relazione e del dono.

La Scuola è promossa da  CSV (Centro Servizio Volontariato provinciale) di Padova e CSV di Treviso in collaborazione con DiWeb.

Svolgendosi in un percorso biennale (7 incontri all’anno, di sabato, per due anni), la Scuola intende fare emergere nuove visioni del mondo e inedite rappresentazioni della città che verrà.

Il percorso oltre a garantire un confronto con alcuni dei massimi studiosi del settore si propone come laboratorio progettuale di analisi e di proposta sui temi di maggior attualità che coinvolgono la società e il volontariato.

Iscrizioni: entro il 30 ottobre di ogni anno (prorogate al 10 novembre 2011)
Scarica la scheda di iscrizione

Info: scuola@legamesociale.org, tel. 0498686849 (CSV Padova)

Annunci

22 thoughts on “Scuola del legame sociale

  1. ho la fortuna di essere tra i partecipanti al percorso di costruzioni di città felici. Credo che questa sia un’opportunità per riflettere ulteriormente sui malesseri che ci circondano e per abbattere quelle barriere fatte di paure, pregiudizi e tanto altro che non ci permettono di essere liberi nella costruzione delle ns relazioni sociali. ho pensato subito ad iscrivermi quando ho ricevuto le newsletters ma poi ho provato un certo disagio pensando con tristezza che abbiamo bisogno di tornare a scuola per imparare a ricostruire un sistema nuovo…vedremo strada facendo ma già la prima lezione fa pensare al meglio..
    grazie di cuore

    • Ciao Donatella
      tornare a scuola può essere effettivamente una operazione difficile,
      se immaginiamo la scuola come un luogo pensato per riempire vasi vuoti.
      Forse progettando insieme un altro tipo di scuola,
      anche la scuola “normale” ne avrebbe di che guadagnare:
      una costruzione comune del sapere, una verità condivisa, per quanto minima, locale, forse, ma sentita davvero viva.
      Grazie a te
      Giovanni

  2. la mia partecipazione alla scuola nasce dalla ricerca di una “diagnosi” dell’attività di volontariato che sto attuando. Comprendere meglio come mi sto muovendo, che strumenti posso affinare e quali nuove modalità sono utilizzabili, lo trovo quanto mai necessario in questo momento particolare di “crisi” personale e sociale. Vedo che le energie che si investono sono molte e anche gli attori non mancano ma molto spesso ci si disperde in molti rivoli senza creare quella forza d’insieme quanto mai necessaria per far emergere il messaggio.
    Essere in una scuola del legame sociale lo trovo stimolante e mi pongo nell’apertura dell’assorbire quanto più possibile tenendo conto anche del rispetto di altri compagni di viaggio che come me hanno intrapreso questo percorso.
    In bocca al lupo!

    • Affrontare con coraggio la complessità di questi rivoli…
      Mi pare questa una buona sfida.
      Che origine hanno? Individuale, sociale, di potere, di pretesa?
      Perché le associazioni rischiano di diventare un palco per alcune persone, magari ottime nell’aver percepito un bisogno, ma che a loro volta hanno bisogno di strumenti per mettere in circolo la risposta a questi bisogni…

      giovanni

  3. Appena ho visto la locandina, ricevurta casualmente come segnalazione, ho pensato che il corso poteva essere interessante non tanto perchè finalizzato alle varie cose che si fanno come scelta, come lavoro, come hobby, ma come approfondimento per scoprire nuovi punti di vista e per migliorare le relazioni nella quotidianità.
    Dopo il primo incontro le mie impressioni sono state positive e spero così di poter iniziare un percorso formativo ricco ed interessante.

    • Grazie Carla.
      Apprezzo il fatto che hai intuito che una delle dimensioni di questa iniziativa sta nella gratuità, nella capacità cioè di scegliere un percorso non solo perché “conviene” ma perché “viene con” la nostra sensibilità.
      a presto!
      giovanni

  4. Ho partecipato solamente nella prima parte della giornata, son o la Presidente della Federazione Veneta Solidarietà Alzheimer.
    Penso sia mancata la presentazione di ognuno di noi, credo importante sapere chi sta facendo questo percorso assieme a me.
    Cosa mi aspetto, vista la specificità della associazione che rappresento di poter imparare qualcosa che mi permetta di dare delle risposte che quotidianamente vengono richieste. L’intervento che mi ha lasciato perplessa è stato l’intervento del signore che ha scoperto la ricetta della felicità. Per il tema che io seguo credo che questo sia utopia.
    A presto.

    • Ciao Renza
      la possibilità di presentarci sarebbe stata una ottima introduzione al nostro “legame”. I tempi non lo permettevano.
      Ci porti un punto di vista importante e delicato, capace penso di ricordarci quanto il volontariato sia fatto di dinamiche e relazioni quotidiane, minime ma indispensabili.
      La felicità può essere detta in molti modi, però. E ciascuno può essere in diritto di raccontare come la sta inseguendo: ho avuto la sensazione che quell’intervento non volesse essere esclusivo, cioè che indicasse una felicità “per pochi”, ma venisse da un cuore aperto al confronto.
      Quanto potrai portarci tu, ci servirà poi per capire se stiamo “volando” con la testa, o se parliamo un linguaggio comprensibile agli altri.
      Grazie
      giovanni

  5. Ringrazio tutti i partecipanti della splendida lezione di solidarietà ricevuta!

    Il signore che ha detto di aver scoperto la ricetta della felicità sono io.

    L’ho detto rischiando una facile popolarità e la perplessità di alcuni.

    Me ne rendo conto, ma forse lo rifarei, perché, come ha detto Giovanni, ero mosso dalla sovrabbondanza del cuore e “messo a mio agio” dall’atmosfera di partecipazione che si era creata in quel momento. Ci saranno sicuramente occasioni per conoscerci di più.

    Rimango convinto che se vogliamo costruire città felici, la ricetta della felicità ci sarà indispensabile ed ognuno dovrà cercarla dentro di sè o in mezzo a noi!

    Che questo laboratorio sia un’occasione per trovarla?

    Io spero proprio di sì!

    Un saluto a tutti
    Enrico.

  6. Grazie a Renza della sua puntuale e gentile osservazione.

    Quando ho parlato di ricetta della felicità mi riferivo chiaramente ad una esperienza del tutto personale, senza nessuna relazione con la scuola del legame sociale, a cui partecipo, assai volentieri, solo come semplice allievo.

    Forse nel mio intervento mi sono lasciato trascinare dall’entusiamo di trovarmi con altrettante persone tutte interessate e volenterose nell’instaurare nuovi legami sociali e costruire città felici, magari non pienamente felici, ma sicuramente più felici di quanto appaiano oggi ad un osservatore attento della realtà.

    Ringrazio anche Giovanni per la sua risposta.

    Un caro saluto a tutti e a presto

    Enrico Pistelli.

  7. Un caro saluto a tutti. Ripongo grandi speranze in questa scuola. E credo che avere e dare speranza sia un buon inizio per aspirare alla felicità, o almeno a frammenti di essa. Sento che ciò che mi fa stare bene sono i bei rapporti con le altre persone. E se questi rapporti si trasformano poi in legami, generano condivisione, sostegno, idee e l’entusiasmo per porterle realizzare. Ho desiderato far parte di questo progetto proprio perchè sento il bisogno di essere parte di un gruppo, di una comunità, una rete in grado di trasformare le idee in realtà.
    A presto!

    • ciao Chiara e grazie
      questo tema, la speranza, è forse una delle cose che più avvertiamo e che meno riusciamo ad esprimere in parole condivisibili e ancor più a intravedere nei percorsi di “ricostruzione” della nostra realtà.
      E’ quasi un lavoro di restauro, senza però conoscere come potesse essere l’opera originale. Del futuro guardiamo le spalle, e desideriamo intuirne i lineamenti del volto.
      saluti
      a presto
      giovanni

  8. Ciao a tutti, senza sottolineare quanto condivido dei post precedenti ed il sentirmi molto in sintonia con tante delle sensibilità emerse, provo a spostare l’attenzione su qualche contenuto relativo al nostro primo incontro. Molto brevemente provo a rilanciare qualche punto che ho sentito maggiormente significativo:

    – Mi sembra importante sottolineare come l’idea di coppia, che Michele ha inserito come “ponte primario” tra singolo e gruppo (dopo il concetto di puer), rimandi primariamente alla dimensione della dimensione interpersonale, la relazione nel rapporto a due, dell’IO e del TU e solo in secondo momento alla coppia intesa come unione affettiva di due persone. Se non ho capito male Michele già lo aveva sottolineato in questi termini (e con le slides emerge di più).

    – Mi è molto piaciuto il discorso legato all’iperfunzionalità nella relazione, un po’ perché lo ritrovo in me e in molti che mi circondano, un po’ perché mi rendo conto di quanto possa essere determinante nei processi educativi. In particolare pongo l’attenzione sui “messaggi aperti” e nell’importanza di coltivarli. Abbiamo detto che una relazione collassa quando i messaggi sono tutti chiusi e che questo è facilmente decodificabile dal silenzio che normalmente si crea quando questi entrano in scena. Mi pare un buon esercizio stare sui messaggi aperti, che –sintesi mia- rilanciano la relazione, rilanciano l’altro, promuovono lo scambio, aprono, appunto. E’ una espressione di fiducia in quello che viene, è positività dello scommettere sull’altro, altre che su se stessi, sulla “coppia” appunto.

    Background (che può far parte delle aspettative): mi pare che oltre a molta teoria ci sia bisogno di pratica. Altrimenti ci ritroviamo di fronte nel nostro piccolo a quello scollamento tra sapere ed attuare di cui già si parlava in senso più ampio. Se non passiamo alla sostanza facendo in modo che la tecnica sia funzionale agli obiettivi, anche percorsi di questo tipo abortiscono perché non producono cambiamento, non sono generativi (e per i singoli e per la città, se vogliamo stare sui temi della scuola). Se non ho colto male la proposta è che si lavori “praticamente” nel tempo che intercorre tra un incontro ed un altro non essendo possibile per la scuola dare molto spazio al lavoro “attivo” tra i partecipanti (causa tempi limitati, numero di persone, vastità dei temi da affrontare…). Affianco a questo lavoro personale mi piacerebbe veramente che la scuola riuscisse ad essere feconda e produrre proposte concrete e percorsi validi; mi piacerebbe che man mano che ci si inoltra nell’anno/i si riuscisse quasi spontaneamente a maturare assieme e proporre in maniera effettiva qualche frutto di questa scuola che vuol essere primariamente “laboratorio per costruire città felici”. In laboratorio si fanno esperimenti, prove, si valutano le condizioni necessarie, si sperimentano idee…con lo scopo che poi qualcosa ne “salti fuori”, proprio nel vero senso della parola: che sia applicabile fuori di lì.

    Mi scuso se sono stato un po’ lungo, saluti a tutti
    Daniele (mi pare non ce ne siano altri…)

    • Grazie Daniele,
      ci permetti innanzitutto di iniziare a lavorare sui contenuti – il forum arriverà, ma è proprio importante questa tua disponibilità, a prescindere dunque dallo strumento.
      Circa la COPPIA: anch’io ho colto come essenziale – nell’ascoltare Michele – il passaggio dal senso “affettivo” della parola, a quello “relazionale”, che permette di spalancare il discorso sul nostro modo di stare nelle relazioni a due: è questo davvero il punto da cui partire.
      I MESSAGGI APERTI: è un tema che oltre al senso, apre sulle possibili strategie pratiche. Mi piacerebbe condividessi con noi come intendi il messaggio aperto e quale potrebbe essere la tua esperienza a riguardo.

      E poi, il risvolto PRATICO: nelle intenzioni, la Scuola vuole essere, nei sabati di lezione, in primo luogo una proposta teorica. Ma da qui ogni percorso pratico che nasce spontaneamente è non solo utile, ma proprio segnale della fecondità del pensiero. Già qualcuno ha proposto gruppi “fisici” di approfondimento… Tutto ciò che nasce da voi è bene accetto e ancor più se cammina a prescindere dalle scadenze didattiche.
      Come ci ripetiamo spesso nell’associazione di cui faccio parte (Macondo): essa nasce per morire, cioè per dare vita a luoghi significativi a prescindere dalla sua presenza…

      a presto
      giovanni

  9. Ho appena letto gli interventi finora inseriti. Molti di essi mi trovano in piena sintonia. Credo che il fatto credere e dedicarsi ad un simile progetto sia la prima condizione che ci fa respirare un’aria di gradevole complicità; condividere un percorso, un’impresa così utopistici e così banalmente indispensabili per migliorare la società in cui viviamo (perlopiù male) sarà per me, per tutti noi, credo, una grande esperienza.
    Sono convinta che, oggi più che mai, serva molto studiare – mi pare corretta la definizione di individuare del “costrutti concettuali” che sostengano i nostri pensieri e le nostre azioni.
    In un mondo che negli anni recenti è cambiato così radicalmente in tutti i suoi aspetti, credo si impongano obiettivi di questo genere. E’ assolutamente necessario trovare le modalità per costruire nuovi sani e gratificanti legami (e relazioni) sociali, pena l’estinzione della specie umana che nella sua socialità trova il fondamento.
    Mi accorgo che si è fatto tardi e forse ho sproloquiato.
    Ciao a tutti.

    • Ciao Lucia
      e ciao a tutti, buona domenica.
      Non hai proprio sproloquiato! Hai colto un’altra delle anime del progetto, il tentativo di “stare nella complessità”. Gli osservatori più attenti – come ad esempio Illch, Panikkar, Bateson, Morin – ci invitano da più di dieci anni a rivedere il modo di condividere il sapere: le fonti della conoscenza si stanno moltiplicando, e il possesso non solo della verità, ma anche della certezza non è più cosa ovvia.
      Ecco che la costruzione comunitaria della conoscenza diviene emergenza. Ecco che se vogliamo condividere anche solo nozioni, dobbiamo costruire una comunità minima. Il progetto naturalmente vuole andare oltre il minimo, per vedere se possiamo abitare un “luogo di lealtà”.
      a presto
      giovanni

  10. Legame sociale O Legame- sociale?
    Legati o slegati?

    “LEGAME SOCIALE”:
    Sono due termini che spontaneamente risulterebbero essere collegati, compensanti tra di loro; in realtà osservando la società moderna verrebbe più spontaneo guardarli e analizzarli separatamente.
    Sono due termini che rientrano nel linguaggio comune di tutti i giorni o quasi, ma soprattutto due termini che racchiudono in sé molteplici significati.
    Ho scelto per l’appunto di frequentare questa scuola con l’aspettativa o meglio le aspettative di capire gran parte di tali significati che molto spesso sfuggono nella routine di tutti i giorni.
    Potrebbe sembrare facile in certe situazioni stabilire legami quanto invece risulta difficile mantenerli. La mia volontà nell’affrontare questo tema è proprio quello di rendermi consapevole delle cause interne ed esterne che caratterizzano la distanza che intercorre sempre più tra le persone; vivere in una società dove sembrano esistere legami per lo più superficiali e a “tempo determinato” ci da la sensazione di vivere all’interno di un ambiente molto triste e non accogliente.
    Per raggiungere gli obiettivi prefissati ritengo sia necessario partire da noi stessi facendo un viaggio interiore attraverso il quale potremmo stupirci e renderci conto che la vera radice di una delle possibili soluzioni al problema della “distanza” generale parte proprio da noi stessi; da un nostro cambiamento personale che ci faccia vedere il mondo sotto una diversa ottica più profonda e più attenta alle piccole cose che troppo spesso ci sfuggono.
    Con questi presupposti sono rimasta molto soddisfatta della prima lezione alla quale ho assistito; sia la presentazione iniziale del professor Giovanni che,tramite le citazioni proposte, mi ha offerto molti spunti di riflessione riguardanti il tema che si andrà ad affrontare sempre più nel particolare, sia la lezione svoltasi dal professor Visentin; quest’ultima mi ha permesso di osservare me stessa con gli altri e diventare consapevole di qualità e difetti che spesso non siamo in grado di riconoscere o forse semplicemente non vogliamo riconoscere, assumendo un atteggiamento ostile nei confronti degli altri che diventano automaticamente i colpevoli di ogni nostro evento negativo. Al contrario mi rendo conto che lo sforzo dovrebbe essere quello di modificarci, comandarci e soprattutto riconoscerci.

    Ringrazio i professori, toutor e persone che ci accompagneranno lungo questo piacevole e interessante cammino.
    Grazie

    Carla Mamprin

    • cara Carla
      grazie a te del contributo.
      Penso che si tratti proprio di capire perché parlare di “legame sociale”, cioè di relazioni e capacità di relazione. Il fatto che esso costituisca il titolo del percorso è proprio per farlo emergere dall’ovvio e sottoporlo ad un’attenzione nuova.
      Non cerchiamo strategie per conoscere persone nuove – o “diverse” o “lontane” o… – o per mantenere conoscenze – una sorta di Facebook dal vivo? – , e nemmeno per fare in modo che un’associazione riesca a coinvolgere più “volontari”. Si tratta di mettere a tema il significato della relazione oggi, possibilmente fuori dai fumi della retorica.
      Anche il “partire da noi stessi”, come bene ci indichi, può diventare uno slogan antiretorico: non è il “semplice” mi conosco per poi conoscere te… Piuttosto l’avvicinarsi all’idea che senza una relazione non sono e non sei. Non siamo.

      a presto
      giovanni

  11. Ecco le mie riflessioni:

    Ascoltare l’intervento del prof. Visentin, è stata un’esperienza appagante.
    Non era la prima volta che lo ascoltavo e non era nemmeno la prima volta che mi confrontavo con tematiche simili.
    Il ritrovarcisi a contatto non è mai una ripetizione ma è come un raggio di luce, che illumina la parte di me che crede in questo modo di leggere le relazioni, una parte che molto spesso resta disattivata.
    I pensieri che sono passati per la mente sono stati, pensando a situazioni vissute:
    “E’ proprio così”
    “Ma come è possibile che quando mi relaziono con qualcuno non tenga presente questi elementi?”
    “Quanti messaggi contradditori invio, quante richieste di aiuto, di conferma non colgo, …
    E quindi ho pensato:
    Da oggi devo riprendere a fare attenzione alle relazioni o almeno a concentrarmi su qualcuna o su qualche momento di essa.
    Il proposito è stato buono, la realtà è stata un po’ diversa.

    Riflessioni a freddo.

    Quando ero animatore di un gruppo giovani di AC, circa 20 anni fa, l’attività era basata principalmente sulla conoscenza di se stessi, delle proprie emozioni, sul riuscire ad esserne consapevoli per riuscire a indirizzarle e a non farsi sopraffare.
    Si lavorava, insieme ad una suora che aveva studiato e credeva nell’approccio “rogersiano”, facendo attenzione alle relazioni interpersonali e come questo si ritrovasse nell’esperienza di Gesù tra gli uomini.
    La critica principale che ci veniva fatta era che lavorare su queste tematiche impediva al gruppo di aprirsi alla comunità e di compiere un servizio all’interno di essa.
    Anche a me non era molto chiaro fino a quanto era corretto approfondire l’aspetto personale e interpersonale, tralasciando l’.impegno concreto in comunità.
    Dopo questo incontro mi pare di capire che per costruire città (comunità) in cui si sta bene, bisogna partire proprio da questo e che la concretezza parte dalla consapevolezza di ciò che siamo e che lo siamo in quanto “coppia”, io e la mia famiglia, io e mio figlio, io e la società, …

    Quando mi sono messo ad esercitarmi con il modello di Ofman, il problema maggiore è stato quello di dare un nome agli atteggiamenti, a metterli in relazione tra loro, definire le gradazioni (atteggiamento equilibrato, atteggiamento eccessivo).
    Per facilitare le cose dovrei procurarmi un elenco di atteggiamenti come avevo fatto a suo tempo con i sentimenti.

    Un saluto a tutti.
    Giorgio

    • ciao Giorgio.
      La tua nota è stata inserita solo oggi, ma er già rientrata nella rassegna che ho fatto dopo il primo modulo di Michele V.
      Potrebbe essere interessnate se la rilanci sul Forum, così da muovere le acque.
      sta bene
      giovanni

  12. Salve a tutti, già dalla prima lezione ho avuto una sensazione bellissima e ho capito di aver fatto bene a iscrivermi a questa scuola del legame sociale, perchè sin dall’inizio c’è stata una bella alchimia di legami.
    La mia iscrizione principalmente è dovuta al bisogno che sento di confronto con gli altri sulla realtà che vivo ogni giorno, ho bisogno di esperire nuovi modi di pensare, di vedere, di conoscere.
    Ogni giorno per motivi lavorativi incontro persone che si rivolgono a me in cerca di risposte per migliorare la loro vita, faccio l’assistente sociale, e magari dopo esserne venuti a capo insieme mi viene spesso da chiedermi se queste persone sono felici, se le risposte che ho dato attraverso la mia professionalità e l’istituzione che rappresento siano state sufficientemente buone per dare felicità. Spesso non trovo risposta a questi miei dubbi e quindi quando ho visto il titolo di questo corso e la possibilità di frequentare un laboratorio per costruire città felici ho subito pensato che facesse al caso mio. Non mi aspetto grandi trattati filosofici anzi spero proprio non ce ne saranno! mi aspetto la possibilità di ascoltare altre esperienze, storie di vita, modi di pensare utili a farmi riflettere, utili magari anche a chiarirmi qualche dubbio, utili a fermarmi per qualche istante su me stessa.
    Infatti in quache altro post già qualche compagno ha posto l’accento sulla possibilità di partire da noi stessi, di riscoprire noi stessi prima di allargarci all’esterno e spero che questo corso ci dia la consapevolezza di noi, per poi essere operatori profiqui all’esterno, nei rapporti interpersonali, nel lavoro, nella vita di comunità in genere.

    grazie per questa nuova possibilità.

    Dajana Martini

    • ciao Dajana
      conosco un po’ il mondo del tuo lavoro e ho potuto vedere come l’importante necessità di trovare risposte pratiche per le persone che si rivolgono al servizio sociale spesso rischia di mettere in secondo piano tutta una serie di possibilità relazionali. Così ti trovi schiacciata dal dover dare una risposta e magari anche da una istituzione che non ti chiede altro che fornire soluzioni pratiche e in fretta.
      Ma è anche vero che tu e altre persone cercate di resistere alla logica dello “sportello”… Tieni duro!
      Non ci saranno garndi sistemi filosofici, ma tentativi di dare una visione del mondo più articolata e complessa. A voi poi la parola per render vivo tutto questo.
      a sabato!
      giovanni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...